Introduzione

"Despite all my rage I am still just a rat in a cage" cantava Billy Corgan degli Smashing Pumpkins in Bullet with butterfly wings. "Nonostante tutta la mia rabbia, sono ancora solo un ratto in una gabbia".

Ci sono metafore che descrivono un'esperienza meglio di mille teorie psicologiche.

Quante volte capita di sentirsi così? Imprigionati in un modo di fare, di pensare o di reagire che ci limita e ci riporta sempre allo stesso punto. E più ci si sforza di uscirne più sembra che le sbarre ci respingano. Viene naturale pensare che la soluzione sia rompere quella gabbia dall'interno.

Ma questo spesso rappresenta un passo troppo lungo per essere realistico, il primo vero passo è cercare di capire perché intorno a noi vediamo una gabbia.

Di solito le gabbie non nascono per imprigionare, ma per proteggere. Molte delle strategie che oggi ci fanno soffrire, hanno avuto in principio una funzione. Sono tentativi di adattarsi a qualcosa di difficile. E può trattarsi davvero di qualunque cosa.

Il problema arriva quando quella protezione si irrigidisce e invece di tenerci al sicuro ci limita.

Come comprenderla

Intanto bisogna osservarla. Senza rancore, giudizio o fatalismo è necessario entrarci in contatto con curiosità. La gabbia di una persona è sua e soltanto sua e dunque può avere qualunque forma, qualunque consistenza e qualunque origine.

Alcune domande utili da porsi sono:

Di cosa è fatta?

Cosa c'è al suo interno?

Cosa tiene al di fuori?

C'è una porta?

Disegna la tua gabbia:

Ti propongo un piccolo esercizio di arte-terapia che ho condiviso sul mio profilo Instagram. Esercizi di questo tipo sono molto efficaci perché consentono di portare fuori e dare una forma a qualcosa che abbiamo dentro, magari in maniera confusa.

Portare fuori e dare una forma, un'immagine, una simbologia aiuta molto appunto a comprendere e la comprensione è il primo vero passo verso il cambiamento.

Provaci tu adesso, disegna la tua gabbia.

Non è necessario che tu sappia disegnare.