Il pensiero janusiano teorizzato da Rothenberg è sostanzialmente un processo creativo di cui è capace la mente umana. Dalle sue osservazioni concluse che, nei momenti creativi più fecondi, molte persone sono capaci di mantenere simultaneamente due punti di vista apparentemente contraddittori. Questa modalità di pensiero può rivelarsi preziosa anche quando affrontiamo problemi complessi, perché permette di esplorare soluzioni che un ragionamento più rigido difficilmente prenderebbe in considerazione.
La forza di questo stato mentale sta nel restare abbastanza a lungo dentro la tensione tra due possibilità, permettendo alla mente di costruire una sintesi nuova. In altre parole, non si tratta di scegliere tra A e B; a volte si tratta di chiedersi se possa esistere una C. Ed è proprio qui che il pensiero janusiano diventa interessante anche al di fuori della creatività.
Può sembrare un modo di approcciarsi alla realtà quantomeno curioso, contraddittorio, persino controproducente secondo alcuni. Ma vedere un esempio può chiarire qualcosa che altrimenti può restare poco tangibile. Immaginiamo un giocatore di basket al suo primo anno tra i professionisti, è stato scelto da una squadra importante che punta molto sul suo talento. Durante le prime 5 partite di campionato gli viene data fiducia, parte titolare. Però le sue prestazioni risultano molto deludenti e la squadra perde tutte e 5 le partite. A quel punto immaginando che il giocatore abbia una modalità di pensiero rigida, potrebbe finire per convincersi dell'idea che in fondo non è all'altezza di questo campionato, che non è poi così talentuoso, che non merita di essere lì. E le cose di cui ci convinciamo, modellano la nostra realtà e ci portano a muoverci nella loro direzione. Se invece avesse avuto un approccio janusiano, avrebbe potuto pensare contemporaneamente: "sto facendo schifo" e "sono un giocatore di talento". Da qui sarebbe potuto giungere a una sintesi più costruttiva, un'opzione C del tipo: "ho talento da vendere ma non sto riuscendo ad esprimerlo, ho bisogno di cambiare qualcosa, impegnarmi di più". (Anche pensare soltanto "ho talento" senza mettersi in discussione, sarebbe stato un esempio di rigidità poco costruttivo).
Dunque il pensiero janusiano può essere considerato una particolare espressione della flessibilità cognitiva, che rappresenta la capacità di tollerare l'ambiguità o l'incertezza, senza esserne destabilizzati.
Se pensiamo alla società moderna, molto spesso questa abilità non viene facilitata anzi, probabilmente con il diffondersi dei social media è sempre più evidente come le idee si affrettino a polarizzarsi, qualunque sia l'argomento. Forse perché in un contesto pieno di stimoli e ricompense immediate, non c'è più tempo per farsi un'idea strutturata e approfondita; o forse perché considerare due idee in apparente contrapposizione, senza rifiutarne immediatamente una, porta a sentire minacciata la sicurezza di sé.
Correre a conclusioni è sicuramente più facile perché è una reazione automatica guidata dall'insieme di credenze che abbiamo messo in piedi. Ma se prendiamo l'esempio di una persona bloccata in un disagio mentale, risulta evidente che difficilmente potrà uscirne, se non inizierà a mettere in dubbio certe idee radicate, se non inizierà a smussare la sua rigidità, abbracciando la flessibilità, riflettendo prima di reagire come è abituata a fare.
Questa intuizione trova spazio anche in altri modelli. Per chi la conosce viene spontaneo pensare all'approccio dialettico-comportamentale, dove si parla di mente saggia cioè quello stato mentale in cui si tengono in considerazione sia i pensieri più razionali sia quelli più emotivi, senza farsi sopraffare da nessuno dei due.
La mente saggia è capace di esercitare il cosiddetto pensiero dialettico che appunto tiene in considerazione due punti di vista apparentemente contraddittori, permettendo in questo modo alla persona di non bloccarsi in un circolo vizioso fatto di "tutto o niente".
Ad esempio se pensiamo alle persone che soffrono di fame emotiva, spesso a seguito di uno sgarro impulsivo cadono in uno stato di forte senso di colpa e di catastrofismo: "ho sgarrato mangiando mezza tavoletta di cioccolata e non avevo neanche realmente fame, non cambierò mai, non ho speranze, non sono in grado di seguire una dieta neanche per salvaguardare la mia salute fisica, tanto vale finirmela tutta". Questo è un pensiero molto rigido ed emotivo, che non apre a possibilità di cambiamento. L'approccio in questione invita la persona a fare un ragionamento del tipo: "sì ho sgarrato...e adesso però posso fermarmi senza dover per forza compromettere ulteriormente i risultati della dieta".
Vivere in modo flessibile non significa rinunciare alle proprie convinzioni o evitare di prendere decisioni. Significa concedersi il tempo di esplorare possibilità che il pensiero rigido tende a escludere troppo in fretta. Forse il cambiamento non nasce quando troviamo subito la risposta giusta, ma quando smettiamo di credere che possa essercene una sola.